arte contemporanea politca e cultura a cura di GABRIELE DI PIETRO
Trasalimenti è un progetto per l'arte contemporanea dove idee variegate possono essere espresse,perchè è libero; ed è libero perchè si autofinanzia.Nasce,quindi,dal sacrificio mio e dei miei collaboratori,come un ruscello di alta montagna per un riferimento sano per l'arte e la cultura
Il Paese Sognante come gli indigeni nel famoso racconto di Herzog "Fitzcarraldo" chiamano la foresta attraversata dal fiume Immenso. Amazzonia travolta dagli speculatori del caucciù. Il personaggio di Herzog che parte su una arca disordinata e precaria, al suono di un vecchio grammofono con armonie verdiane, cantate dalla voce di Caruso, NON PER ARRICCHIRSI ,bensì per tracciare un sogno. Si può ancora sognare in una società in cui il bisogno è quello di apparire? Dove l'uomo è costretto ad erigere intorno a sè specchi su cui riflettere, in modo costante la sua immagine ma che non compesano il vuoto che ha dentro? Questo progetto è un sogno, lontano dagli speculatori di caucciù, sano come l'abitante di un borgo medievale. Trasalimenti vuole creare all'ospite che visita questi spazi, che in alcuni momenti raggiunge quasi il fantastico silenzio, la sorpresa, l'emozione improvvisa, la meraviglia quasi da farlo sobbalzare nel vedere nei fondaci e nelle piazzette, impregnati di storia antica,[e in questi blog] un arte appartenente all'uomo contemporaneo.
Marzo 2010
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Ci sono cinque sensi e il sesto è il pensiero ovvero la cosa più straordinaria che l'uomo possieda, e che non ha niente a che vedere con la natura. Per cui se io devo dire quali sono state le grandi emozioni della mia vita, confesso che non sono state di ordine naturale. Una farfalla, un tramonto possono essere cose bellissime, però le grandi emozioni, secondo me, si provano ascoltando Mozart, leggendo una poesia, perché c'è un pensiero fatto di mille coincidenze, sincronismi, ricordi quasi biologici, forse di tempi antichissimi in cui eravamo un'altra cosa e forse non eravamo neanche sulla terra. Insomma, di quando eravamo forse più vicini agli dei. ALIGHIERO BOETTI